La sicurezza informatica non dipende solo dalla tecnologia: i bias cognitivi influenzano i nostri comportamenti e aprono la porta ai cyber criminali. Conoscere queste dinamiche è il primo passo per difendersi.

 

La cybersecurity non è fatta soltanto di firewall, antivirus o algoritmi avanzati. Il cuore della difesa digitale è l’essere umano, con i suoi punti di forza e le sue fragilità. È proprio su queste vulnerabilità cognitive che i cyber criminali costruiscono i loro attacchi.

Il Rapporto Clusit 2025, pubblicato a maggio, lo conferma: sette incidenti informatici su dieci derivano dal fattore umano. Non basta conoscere le regole di base (“non cliccare link sospetti”, “non usare password deboli”): spesso siamo traditi da convinzioni ingannevoli che ci fanno abbassare la guardia.

I bias cognitivi: quando la mente diventa vulnerabile

I bias sono scorciatoie mentali che il cervello utilizza per risparmiare tempo ed energia. Funzionano bene in situazioni di pericolo immediato, ma nel cyberspazio diventano una trappola. Alcuni esempi:

  • Bias dell’invulnerabilità personale: “a me non capiterà mai”. In realtà, ogni utente può essere usato come ponte di accesso verso obiettivi più preziosi;
  • Bias del controllo illusorio: “so riconoscere un attacco”. Gli attaccanti studiano i comportamenti e creano truffe sempre più credibili;
  • Bias della delega tecnologica: “ci pensa l’antivirus”. Nessun software può sostituire completamente l’attenzione e la consapevolezza delle persone.

Queste convinzioni portano a sottovalutare i rischi, anche quando si dispone delle migliori tecnologie di protezione.

Il paradosso della tecnologia

I supercomputer più potenti superano il cervello umano in calcolo e memoria, eppure non riescono a replicare l’intuizione, la capacità di correlare informazioni sparse o di valutare un contesto complesso. Allo stesso modo, credere che la tecnologia da sola possa eliminare ogni minaccia è un errore. La sicurezza è efficace solo quando strumenti digitali e fattore umano lavorano insieme.

Bias cognitivi come inganno della cybersecurity
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Cyber-mafie: il crimine si struttura come un’azienda

Oggi non ha più senso parlare di hacker solitari. Le organizzazioni criminali operano come vere imprese: hanno call center per gestire i riscatti, programmi di affiliazione, reti di distribuzione e persino consulenti di psicologia per rendere le truffe più convincenti. Le mafie tradizionali si sono alleate con i cyber criminali, dando vita a un business globale in grado di fornire servizi in cloud, venduti persino a chi non ha competenze tecniche.

In questo scenario, le PMI italiane diventano bersagli strategici: spesso non hanno un reparto IT dedicato e sottovalutano l’importanza di investire in prevenzione.

Dalla consapevolezza alla difesa comportamentale

Se i bias cognitivi non possono essere eliminati – perché fanno parte del nostro cervello – è possibile canalizzarli verso comportamenti più sicuri.
Come? Attraverso formazione continua, simulazioni, strumenti che creino “nudge”, cioè spinte gentili che guidano gli utenti verso scelte corrette senza ostacolarne il lavoro quotidiano.

Qui entra in gioco la figura del CISO (Chief Information Security Officer), responsabile di sviluppare strategie di sicurezza integrate, che tengano conto non solo della tecnologia ma anche della dimensione psicologica e organizzativa. Nelle PMI, questo ruolo può essere svolto da consulenti esterni specializzati, capaci di tradurre i rischi complessi in misure pratiche e comprensibili.

EKO365: tecnologia e persone al centro

In EKO365 sappiamo bene che la sicurezza informatica non è un prodotto chiavi in mano, ma un processo continuo che coinvolge tecnologia, organizzazione e cultura. Offriamo servizi di gestione e sicurezza per Microsoft 365, valutazioni di rischio, automazione dei processi e percorsi di formazione mirati, con un approccio che integra conoscenza tecnica e sensibilità umana .

Il nostro obiettivo è aiutare le imprese a riconoscere i propri bias, trasformarli in alleati e adottare comportamenti digitali consapevoli. Perché la sicurezza non è mai un compito degli altri: riguarda ciascuno di noi, ogni giorno.

Il futuro della cybersecurity sarà interdisciplinare: serviranno competenze tecniche, psicologiche e organizzative. Capire perché le persone sbagliano è la chiave per costruire difese efficaci. EKO365 accompagna le aziende in questo percorso con discrezione, know-how e un impegno costante nella diffusione della cultura informatica.

Hacker e bias cognitive
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